Oscillatori attenzione a non abusare
Articolo pubblicato su Borsa&Finanza del 17 febbraio 2007.
Grafici si, ma senza overdose
Questi strumenti definiscono delle probabilità, non delle certezze. Un esame delle famiglie di indicatori serve a creare correlazioni efficienti
R. Pimpolari e F. Rossignoli
“L’analisi tecnica è probabilità, non certezza – ha spiegato Martin Pring in un’intervista a Borsa & Finanza – E’ continua ricerca, dato che a differenza di quanto si può ritenere non esiste l’indicatore perfetto, che funziona sempre e ovunque”. Ecco, proprio da questo punto, a nostro parere, occorre ripartire. Riscoprire cioè la semplicità dell’analisi tecnica e la valenza della sua regolarità operativa, che oggi sembra persa fra i troppi sistemi di algoritmi. Strumenti che il più delle volte creano solo un’overdose informativa di difficile interpretazione e anzi, molte volte, di incerto supporto operativo. Attenzione con questo non vogliamo dire che l’analisi algoritmica sia inutile, ma al contrario, che molte volte viene usata in maniera disequilibrata, per non dire fideistica, rispetto a quelle che sono le proprie caratteristiche funzionali. Poichè l’assunto di base è la manifestazione di una divergenza, l’obiettivo della ricerca che qui proponiamo è individuare, in termini di confronto fra le classi di appartenenza dei vari indicatori, quelle che godono delle migliori correlazioni operative e che hanno prodotto i più affidabili segnali di inversione di trend nel periodo 1998 – 2001. Il time frame scelto non è casuale: include infatti una prima fase rialzista, poi di boom delle quotazioni e infine di crollo. Lo scopo è evidenziare tutti quegli errori tecnici che furono accettati (o meglio, tutte quelle indicazioni tecniche che vennero trascurate) nel corso del grande rialzo del 1990/2000; l’intento , ambizioso, è produrreanticopro operativi che potrebbero tornare molto utili nel caso si ripresentassero ancora condizioni similari. Saper individuare con certezza l’inizio o la fine din un trend:questa è la chimera di tutti gli operatori. Attraverso una ricerca qualitativa (non quantitativa) del complesso sistema degli indicatori vedremo come l’uso ragionatodi questi strumenti possa migliorare l’approccio operativo ai mercati. Un esame approfondito delle principali famiglie degli indicatori (di trend, di momentum, di volume, di volatilità), ci permetterà di raffrontare i risultati, ma soprattutto di metterli in relazione tra di loro, costruendo matrici di correlazione. In genere, infatti, non è redditizio, dal punto di vista dell’analisi e del trading, abbinare indicatoriappartenenti alla stessa famiglia, ma è sufficiente operare con limitato numero di indicatori, purchè questi siano tra loro coerentemente correlati. Nel corso delle prossime puntate inizieremo ad analizzare in dettaglio i comportamenti delle varie famiglie di indicatori, partendo da quelli di trend, detti anche lagging indicator, la cui caratteristica principale è appunto quella di identificare la tendenza in atto e, per costruzionealgoritmica, quella di indicarne in ritardo i movimenti di inversione.


è tutto vero.
Però certe volte è perchè molti usano indicatori e analisi opposte uno all altra solo per il gusto di infilarne qualcuno in più…..
A proposito mi comincia a venire fuori il 4arto set up di seguito di gann per il 4/5 maggio; è un caso….?